la finestra sul cortile gioco di ruolo bdsm

Gioco di ruolo – role play – BDSM

Incipit:

Ti consideri una persona stabile. Una compagna con la quale condividi un grazioso appartamento, amicizie importanti e un lavoro soddisfacente rendono la tua vita apparentemente quasi perfetta.

Il tuo corpo però ti sta mandando dei segnali che tu non comprendi, frequenti emicranie ti convincono a chiedere alla tua azienda la possibilità di lavorare da remoto per un periodo.

Non sei abituato a trascorrere così tanto tempo da solo a casa e nei momenti di pausa dal lavoro prendi l’abitudine di affacciarti al balcone e, per il tempo di una sigaretta, osservi i passanti nel cortile e le finestre del palazzo che hai di fronte. Non lo avevi mai considerato un passatempo stimolante, ma solo un modo per restare in contatto con ciò che accade là fuori, fino a quando qualcosa attira la tua attenzione.

Tre finestre sino ad ora sempre chiuse vengono aperte: c’è una nuova inquilina.

Dal tuo balcone è perfettamente visibile una porzione dell’appartamento e puoi vedere la giovane donna muoversi all’interno.

E’ mora, minuta, ha lunghi capelli scuri, i suoi movimenti sono eleganti e pur non riuscendo a vedere perfettamente il suo viso, ne cogli la bellezza.

La tua sigaretta sul balcone diventa quindi il pretesto per osservare cosa succede nella casa e ne controlli l’evoluzione: dagli scatoloni, alla  sistemazione della casa che la donna delega ad un uomo il quale deduci, o segretamente speri, non sia il suo compagno.

Il loro rapporto è particolare, ti sembra che tra loro ci sia un legame per te indecifrabile.

Noti un insieme di gesti insoliti che lentamente accendono in te una curiosità quasi morbosa.

Un giorno una sequenza si imprime nella tua mente:

Lei è in piedi al centro della stanza, lui le si inginocchia davanti, si china e le bacia i piedi. 

E non hai dubbi, vorresti essere tu l’uomo chino davanti a lei.

Non vuoi dare un nome alla sensazione che provi: è difficile accettare che si tratti di eccitazione.

Ogni scusa è buona per tornare alla tua postazione di vigilante segreto, tanto che la tua compagna inizia ad avere dei sospetti. Vuoi liberarti di un peso e decidi di raccontarle cosa hai visto ma lei è certa che ci sia un errore, ha notato la nuova inquilina e non ha mai percepito nulla di particolare.

Passano i giorni e in te si insinua l’atroce dubbio di aver plasmato la realtà per farla corrispondere ad un tuo desiderio. 

Ma dal tuo balcone prende forma una vera e propria rivelazione continua, reale o non. Vedi sempre più gesti e situazioni che non lasciano dubbi: stai assistendo ad un gioco di dominazione e sottomissione

Il tuo mondo sta iniziando a cambiare, la tua sicurezza vacilla e non puoi più nascondere a te stesso quanto per te sia eccitante ciò che ti appare.

Al contempo la tua emicrania sta guarendo e si avvicina il giorno in cui riprenderai a tornare alla tua scrivania dentro l’azienda.

E’ pomeriggio,  la donna è sola in casa, e tu hai passato tutta la notte a pensare a lei e a

cosa succederebbe se ti vedesse,

se sapesse che ci sei.

Se sapesse chi sei.

Non ti ha mai degnato di uno sguardo, non sai nemmeno se ti abbia mai visto. Certo, hai fatto di tutto pur di non essere scoperto ma almeno un incrocio di sguardi sarebbe comprensibile, ovvio.

A quel pensiero crescere in te una strana angoscia.

E’ insopportabile.

Devi agire. Vuoi presentarti a lei.

Con lucida precisione prepari una scusa plausibile per poterle parlare. Ti vesti, scendi in strada e al momento opportuno riesci ad infilarti nel portone del suo palazzo prima che questo si chiuda alle spalle di un condomino. 

Sei davanti alla sua porta, hai paura di perdere tutte quelle parole che ti sei ripetuto nella mente ma ormai devi farlo.

Inizia il gioco:

Suoni il campanello.

Senti i passi che si avvicinano alla porta.

Silenzio.

Il rumore di chiavi nella serratura.

La porta si apre lentamente e lei ti appare in tutto il suo fascino.

Ti scusi per averla disturbata, ti presenti, sei il vicino del palazzo di fronte, non vuoi allarmarla ma ti è sembrato di vedere un’ombra nella stanza,

“Ha sentito dei rumori per caso? Potrebbe essere un ladro. Non ho chiamato la polizia, sa a volte possono essere troppo irruenti, l’ombra che ho visto magari si tratta di un suo amico, magari arriva un poliziotto e lo ammanetta, magari lo maltratta, gli fa male e tutto per cosa? un banale malinteso”. 

Tutta la scusa che ti sei inventato scorre di getto dalla tua bocca: è l’unico modo che hai per proteggerti dal suo sguardo. 

Ti ferma, ti dice che no, non c’è nessuno e ne è certa.

Silenzio.

Ti osserva.

Dice di conoscerti.

“Si, sei tu. Quello del balcone”.

Con un lento ma controllato gesto della mano,

ti invita ad entrare in casa sua.

….

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